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ALLA SCOPERTA DEL CILENTO

ALLA SCOPERTA DEL PARCO NAZIONALE DEL CILENTO E VALLO DI DIANO

Cilento è una terra di inconfondibile bellezza. Un paesaggio ricco e articolato: tanti piccoli borghi arroccati sulle colline che si aprono su una delle coste più belle d'Italia. Quello cilentano costituisce più della metà dell'intero litorale della provincia di Salerno, quasi un centinaio di chilometri di spiagge.
Il Cilento è il luogo ideale per chi ama le vacanze balneari, le spiagge pulite, il mare limpido insignito più volte con le Bandiere Blu ma è anche metà di un turismo sportivo per coloro che vogliono percorrere sentieri in mountain bike, immergersi nei fondali ed esplorare le numerose grotte lungo la costa.
Una costa che da Paestum a Sapri offre mille opportunità, un'area protetta dall'Ente Parco Nazionale del Cilento, una zona che con i suoi numerosi paesi, Agropoli, Castellabate, Punta Licosa, Acciaroli, Pioppi, Casal Velino, Ascea, Velia, Pisciotta, Palinuro, Policastro, Vallo della Lucania, regala al visitatore emozioni forti e lo fa immerge nel pieno delle tradizioni che da sempre hanno animato questi luoghi.
La zona montuosa e collinare è parimenti accogliente e suggestiva per ricchezza di verde e di frescura, per i numerosi rivi e fiumi che l'attraversano. Il Monte Gelbison raccoglie nel periodo maggio-ottobre migliaia di pellegrini che rendono omaggio alla Madonna del Sacro monte.
Nel Cilento si fondono storia, arte, cultura, tradizione, mare, relax e tanto divertimento.
Ti meriti una vacanza nel Cilento!


GROTTA AZZURRA

IL PARCO NAZIONALE DEL CILENTO

Una vacanza in un Parco Nazionale, come quello del Cilento, è una vacanza che dà la certezza di trascorrere un periodo piacevole e rilassante in un territorio capace di offrire il meglio da un punto di vista ambientale e paesaggistico ed anche per tutto ciò che riguarda la storia e la cultura di un luogo. Un territorio che difende i suoi equilibri ecologici e difende le sue tradizioni folkloristiche.
Istituito grazie alla legge quadro sulle Aree protette, legge 6 dicembre 1991, n. 394, lo statuto dell'Ente Parco viene approvato dal Ministero dell'Ambiente il 22 dicembre 1998.
Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano è nato con la finalità di tutela ambientale e di promozione sociale: questo significa sia tutelare e valorizzare l'ambiente naturale sia garantire la promozione culturale di un territorio. L'Ente Parco infatti tutela aree di interesse naturalistico ma promuove anche il patrimonio storico, culturale e artistico.
L'Ente Parco vigila, dunque, su una vasta area geografica, quella del Cilento e del Vallo di Diano.
Il litorale cilentano costituisce più della metà dell'intero litorale del salernitano ed è caratterizzato da morbide spiagge assolate e riposanti interrotte da promontori e dirupi, sinuosità ed anfratti di selvaggia e suggestiva bellezza. Su tutta questa costa è estesa la difesa del Parco. E poi verso l'interno gli splendidi paesaggi e i luoghi ricchi di storia del Vallo di Diano. Alcune località turistiche molto note si trovano ai margini dell'area protetta, ad esempio Paestum e Sapri, mentre altri paesi mete delle vacanze di molti turisti, come Agropoli, Puta Licosa, Acciaroli, Pioppi, Casal Velino,Ascea, Velia, Pisciotta, Palinuro, ricadono a pieno nella zona del Parco. Il fascino del Cilento non è però solo sulla costa. La zona montuosa e collinare è parimenti accogliente e suggestiva per ricchezza di verde e di frescura, per i numerosi rivi e fiumi che l'attraversano.
Il Monte Gelbison raccoglie nel periodo maggio-ottobre migliaia di pellegrini che rendono omaggio alla Madonna del Sacro monte.


CHIESA DEL SACRO MONTE

Eventi Cilento


24/03 · Il Cilento festeggia la Giornata FAI di Primavera, il 24 e 25 Marzo 2012

24/03 · Da Parmenide ad Ancel Keys: viaggio dagli antichi sapori greci alle nuove ricette cilentane

23/03 · La Via Crucis Vivente di Ortodonico, il 1 Aprile 2012

20/03 · La via di San Matteo nel Cilento: itinerario storico e religioso dal 4 al 6 maggio 2012

16/03 · Ad Agropoli nasce "Officina del Fico Bianco" e "Outlet del gusto e della Dieta Mediterranea"


GROTTA DELLE OSSA

Il Cilento è un'area di 2400 km2 situata nel sud della Campania. Protesa nel Mar Tirreno tra il golfo di Salerno e quello di Policastro, è delimitata a nord e a est dal massiccio dell'Alburno e dal Vallo di Diano. L'area è Parco Nazionale ed è stata inserita nel 1997 nella prestigiosa rete delle Riserve della Biosfera dell'UNESCO. Dal 1998 fa anche parte del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO.

ALCUNI SCORCI DELL PARCO NAZIONALE

Oltre 150 chilometri nel cuore più selvaggio del parco. Il mare non si scorge che da rare postazioni, ma la sua impronta è lì, palpabile nei profumi della macchia da cui spuntano caratteristici borghi solitari

Un tempo non lontanissimo viaggiare da queste parti era quasi una penitenza: le strade compiono bizzarre acrobazie per seguire la fisionomia irregolare dei monti e sparire entro un costone per riapparire sul versante opposto.
Strade su cui si arrancava lenti, spesso prigionieri di un sorpasso impossibile, per chilometri e chilometri.

La variante alla vecchia statale, oggi, si è portata via tutto il traffico, quello che corre dritto verso una meta da raggiungere nel più breve tempo possibile.
Da Vallo della Lucania, la vecchia statale 18 si preannuncia subito per quel che è: un serpentoneche si attorciglia su sé stesso, spesso inghiottito dalla boscaglia di lecci, a volte aperto sul panorama circostante. Uno spasso da guidare, il fondo ben tenuto, traffico zero.
Una prima deviazione, poco dopo il paese, è d'obbligo per salire alla Madonna di Novi Velia, in sé niente di speciale, ma per arrivarci bisogna risalire le pendici del Monte Sacro, o Gelbison, la cui ascesa culmina alla quota elevata di 1.705 metri.

Una volta ridiscesi, si possono raggiungere le piccole frazioni di Pellare, dov'è un Museo della Civiltà Contadina che merita di essere visto, e a Cannalonga, con un suggestivo centro con il Palazzo Ducale.
Ed è proprio all'ombra del Gelbison prima, del Monte Scuro e poi del Monte Antilia che la strada si lancia nel suo suggestivo tracciato, quello, appunto, abbandonato dal traffico veloce.
Così si può prendere respiro, scalare una marcia e guardarsi attorno, fermarsi a scrutare lontano e, soprattutto, addentrarsi nei piccoli borghi.
Il primo è San Biase, che custodisce un antico mulino che non riusciamo a vedere (è chiuso, seppur oggetto di un recente restauro).
Cuccaro Vetere si incontra dopo un passaggio in una distesa verdeggiante di ulivi, mentre alle spalle del centro abitato si estendono boschi secolari di querce, castagni e pini che riempiono l'aria di profumo di resina.
L'abitato di Laurito compare improvviso dai boschi, dopo molta strada solitaria: la statale 18, che attraversa il centro storico, diventa, nel tratto paesano, un bellissimo passaggio antico che si compie su acciottolato stretto tra le case.
Alfano si raggiunge dopo una bella sequenza di tornanti aggrappati al Monte Centaurino: è li che ci stacchiamo dalla statale, per penetrare nel cuore selvaggio del Parco del Cilento.
Croce di Pruno nel cuore del Cilento
Raggiungiamo Rofrano, le cui origini si collocano attorno all'anno Mille, attraverso un tratto di strada stretto, tutto curve e tornanti in rapida sequenza.
Poco dopo il minuscolo abitato, qualcosa ci colpisce: il paesaggio è mutato completamente; è come se, improvvisamente, fossimo precipitati oltre una soglia temporale.
La strada è antica, quasi invasa dalle ginestre e dalla vegetazione mediterranea che la circonda; sono antiche le abitazioni e se l'aggettivo rurale significa ancora qualcosa al di là delle moderne tendenze, qui c'è il vero significato della parola.
Sono antichi i mestieri: non incontriamo più nessuno, se non pochi pastori a guardia dei loro folti greggi di capre cilentane, sul cui latte e, quindi, sulla produzione di formaggi, si fonda ancora l'economia delle famiglie che hanno scelto di continuare a vivere qui.
A naso scegliamo una strada che ci intriga: nessuna indicazione, ma la nostra carta dice che siamo nella direzione del valico di Croce di Pruno.
La strada si presenta subito con un fondo in pessime condizioni, pieno di buche.
Ma non ci lasciamo scoraggiare; ci tuffiamo all'interno di una valle di deposito glaciale, ampia e circondata dai monti, a destra il Faiatella e a sinistra il Monte Piano, per poi risalire fino al valico.
Ed è lì la grande sorpresa: si apre, a destra, una immensa vallata, quasi un piccolo Tibet, totalmente disabitata e intatta, priva di qualsiasi traccia di umanizzazione, di stupefacente bellezza.
Se il mondo finisce da qualche parte, ecco, questa è una di quelle!
Un solo tracciato, uno sterrato affrontabile da qualsiasi enduro stradale, spacca il verde: ci chiediamo ancora dove conduca: forse alle tante sorgenti che danno vita ai brevi corsi d'acquacampani.
Subito dopo il valico, un'altra sorpresa: sulla parete a monte della strada, tra le pietre bianche spicca una vasta fioritura di lavanda, il cui profumo ci accompagna per tutto il tratto che si compie ancora in quota. Quindi l'emozione più grande, che ci ripaga della fatica di avere percorso una strada così accidentata.
Non è proprio un sibilo; è, semmai, una folata di brezza più forte.
Poi vediamo l'ombra: un'aquila sta volando sopra di noi!
Raro esemplare della fauna del Parco, ci regala lo spettacolo della sua presenza, che resterà tra le cose indimenticabili.
Dal valico la strada scende lenta lungo le pendici del Monte Raialunga e poi si allunga in un'ampia vallata, all'ombra del massiccio del Monte Cervati, la cima più alta della Campania.
A poco a poco la vita riprende e gli insediamenti si intensificano, fino a raggiungere Piaggine, con un caratteristico centro storico.
Ancora un po' di strada ed ecco Laurino, la cui datazione risale al 278 a .C. e che deve il nome all'abbondanza di piante di alloro nel suo territorio. In paese meritano una sosta l'ex convento di Sant'Antonio, recentemente restaurato e il Palazzo Ducale che sorge accanto ai resti del Castello.
Un breve tratto rincorre il corso del fiume Calore, per poi raggiungere la valle dell'Alento.
Qui i borghi ravvicinati di Stio, Vetrale e Piano, sono un susseguirsi di memorie del passato, di tradizioni, di antichi mestieri, saperi e sapori.
A Stio scoviamo un liutaio famoso per la produzione artigianale della chitarra battente cilentana; scopriamo l'arte di insaccare salumi nostrani, tra cui la rinomata soppressata locale; a Fasana ritroviamo gli artigiani del ferro e a Castelnuovo Cilento i restauratoriche lavorano il legno.
Scopriamo i vini e il pane cilentano, passando per l'olio d'oliva, per le olive stesse, per i formaggi non solo di capra.
Già, siamo nella patria della dieta mediterranea, scoperta e tanto decantata da Ancel Keys, studioso cilentano d'adozione che per primo constatò i benefici della dieta a base di pane, pasta, olio e pomodori.
E dopo i murales sulle facciate delle piccole frazioni di Orria, dopo le pale degli antichi mulinidi Valle dell'Angelo, oltre il panorama grandioso dalla bellissima balconata naturale nel borgo diGioi, non resta che soffermarci a Vallo della Lucania, il centro maggiore del Parco, che celebra l'importanza del patrimonio gastronomico e naturalistico del Cilento con una importante fiera, laBorsa Verde dei Territori Rurali Europei,
Secondo parco nazionale per estensione, nel 1998 è stato dichiarato dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità e fa parte della rete mondiale delle Riserve della Biosfera.
La sua immensa superficie, 181.000 ettari di area protetta, dal mar Tirreno ai piedi dell'Appennino, è stata eletta ad habitat ideale da una gran varietà di specie della fauna.
E grazie alla bassissima densità abitativa, questa terra resta il regno incontrastato del lupo, comedell'aquila reale che non è raro avvistare in volo, se ci si trova a passare lungo i tratti più interni e selvaggi del Parco.
In questo paradiso si contano almeno 1.800 diverse specie floreali, di cui il 10 percento endemiche o rare: la primula di Palinuro, tra queste, è divenuta simbolo del Parco.
Due fiumi importanti, il Calore e il Tanagro, attraversano il territorio nel loro antichissimo letto: il corso, infatti, non è mai stato modificato dall'uomo. Gli argini naturali e le cascate sono la "casa" della più numerosa popolazione di lontre in Italia.
Il Monte Cervati, massiccio aspro e ondulato, con i suoi 1.898 metri di altitudine, è la vetta più alta del Cilento e della Campania tutta; ma qui è in buona compagnia.
Svettano, non molto lontano, il Monte Sacro o Gelbison, 1705 metri e il Monte Scuro, 1610 metri, oltre alle numerose cime che si innalzano ben al di sopra dei 1000 metri.>
La sede del Parco si trova a Vallo della Lucania, tel. 0974.719911; www.cilentoediano.it.

uno dei murales nelle frazioni di Orria

sopersata di Gioi

Si tratta di una particolare qualità di soppressata, preparata ancora secondo i procedimenti artigianali: vengono selezionate le carni più pregiate del maiale, che costituiscono la farcitura fine e molto magra.
Nel centro dell'impasto viene posto un lardello; il tutto insaccato utilizzando il budello naturale.
Si acquista a Stio, nella bottega Salume del Cilento, Via Largo Fiera, tel. 0974.997008; anche on-line, insieme agli altri salumi tipici: www.salumedelcilento.com.

Il Museo della Civiltà Contadina di Pellare

Non è uno dei tanti: questo è davvero particolare e vale la pena di effettuare la breve deviazione da Vallo della Lucania per andarlo a visitare.
Nato inizialmente come progetto didattico, ha probabilmente sottratto alla distruzione oggetti ormai rarissimi, veri e propri cimeli del passato, di immenso valore per la cultura contadina locale.
Diviso in 6 sezioni (domestica, tessile, olivicola, cerealicola, vinicola e religiosa), si visita volentieri, grazie anche all'entusiasmante e appassionato percorso guidato, condotto da Alida, la responsabile del Museo.
Per gli orari di apertura o per concordare le visite, chiamare il Comune, tel. 0974.66118, o la responsabile, Alida Puglia, tel. 347.4049844.

La costa del Cilento costituisce una cornice spettacolare, che nulla ha da invidiare a località ben più note. Con passaggi di interesse archeologico e gran finale agli scavi di Paestum


La Campania inizia qui, a Sapri. La divide da Maratea, cioè da quel breve lembo di Basilicata che si affaccia sul Mar Tirreno, il Monte Ceraso, piccolo rilievo disabitato che si sporge sull'acqua a formare il Golfo di Sapri. Come Policastro Bussentino, la città dei "trecento giovani e forti" è un vivo e attivissimo centro, mai disabitato, come lo sono molte località marine al di fuori dell'estate.

Le unisce un tratto di strada dritto e lungo sul mare; uno dei pochi, perché poi viaggiare lungo la costa significa allontanarsi e riprendere il mare, procedere in un tortuoso e spesso lento saliscendi. Tutto attorno, una macchia mediterranea più generosa nelle mezze stagioni, bruciata dal sole - e anche da qualche incendio - nelle estati roventi. Il paesaggio non ci perde, il colpo d'occhio, ovunque si guardi, è spettacolare. Pochi, ordinati e ben raccolti, i borghi che si incontrano lungo la strada.
Apparentemente tutti simili, ognuno con una sua storia e una sua connotazione. E si fa anche presto a carpirne l'anima e a dare preferenze. Scario, con le sue casette linde e colorate, allineate lungo il porticciolo, è la porta d'ingresso per il tratto di monte; la strada, infatti, si allontana dalla costa, off limits per un bel pezzo, cioè raggiungibile solo in barca. Si penetrano le pendici del Monte Bulgheria, passando per San Giovanni a Piro, un luogo fuori dal tempo, e si scende poi di nuovo verso il mare attraverso lo spettacolare ottovolante di tornanti che strapiombano su Marina di Camerota. Attrae poco, Marina, occupata com'è da una infilata di villaggi - peraltro ben celati nella macchia - che non lasciano vie di accesso al mare. Piace molto di più salire a Camerota, con la deviazione verso l'interno: rinomata per l'antica lavorazione delle corde da pesca e delle anfore in terracotta, ne custodisce ancora qualche traccia.Per togliersi la voglia di un tuffo, va benissimo Palinuro.


Nonostante che molta spiaggia se la sia presa il mare con un incessante lavoro di erosione, resta una lunga lingua di sabbia prima oro, poi più scura, spezzata solo da qualche scogliera. Bagni attrezzati e ben organizzati, mai caotici, si alternano a lunghi tratti di spiaggia libera. Molti hanno il parcheggio custodito e ombreggiato, offerto in un economico pacchetto con ombrellone, lettini e docce; in alternativa, lungo tutto il litorale, il parcheggio è a pagamento, ma le moto (sorpresa!) non pagano.
Poi la strada si alza dal mare, vi corre accanto come una balconata; il riverbero del sole è forte, i bagliori rimbalzano dall'acqua al giallo intenso dell'erba spesso ridotta a paglia, quando l'estate secca si prolunga. Da questo giallo, dietro le curve che seguono la montagna, sbuca Pisciotta, il paese degli ulivi e dell'olio, abbarbicato attorno all'ex Palazzo Marchesale.

I caseifici

Ve ne sono una lunga infilata sulla strada che da Battipaglia conduce verso Paestum. Tutti producono la mozzarella con metodo artigianale, provole e altri formaggi vaccini e caprini. Ognuno poi personalizza la produzione riempiendo i bocconcini di olive, di verdure, di panna. Un indirizzo per andare sul sicuro in merito a qualità: Caseificio Villecco, SS18 località Corno d'Oro, Eboli, tel. 0828.309089. Insignito di numerosi riconoscimenti e i suoi prodotti non smentiscono.

I frantoi

Pisciotta è il paese di produzione dell'olio per eccellenza; è fregiato di due DOP, quella del Cilento e quella delle Colline Salernitane. L'extravergine di oliva si trova ovunque; in paese, si trova in vendita direttamente dal produttore alla Frutteria (Via Foresta 2, tel. 345.6183805) che vende frutta e verdura rigorosamente cilentane e di stagione; la varetà Pisciottana è disponibile anche nel punto vendita dell'Azienda Agricola Trama (Via Foresta 13, tel. 0974.973043).

Le zone archeologiche

Il Parco Archeologico dell'antica città di Velia costituisce senza dubbio il contrappunto di Paestum: la scenografia, le rovine e la storia di Velia, infatti, non sono seconde al ben più gettonato sito che sorge ai margini della Piana del Sele.
Paestum si scorge immediatamente, grazie alla imponente scenografia del tempio di Atena, o tempio di Cerere. L'area è vastissima ed è affiancata dal Museo Archeologico Nazionale (tel. 0828.811023), visitabile tutti i giorni, tranne il primo e il terzo lunedì del mese, dalle 8.30 alle 18.45.
Parco Archeologico di Velia, Contrada Piana di Velia, Ascea (SA); tel. 0974.972396, 0974.972134. è aperto dalle 9 a un'ora prima del tramonto, tutti i giorni, festivi compresi. Ingresso: 2 euro; visite guidate gratuite da giugno a settembre.
Area Archeologica di Paestum, aperta tutti i giorni dalle 8.45 a un'ora prima del tramonto. Ingresso: 4 euro. Per info: Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, tel. 0828.811016; www.infopaestum.it.

DOVE MANGIARE

Scario (SA)

Villaggio La Francesca, tel. 0974.986068; www.lafrancesca.it. Bungalow che somigliano a grosse tende rigide, perfettamente attrezzati di pentole, stoviglie e biancheria. Il villaggio ha la particolarità di integrarsi perfettamente nell'ambiente: dalla sua stessa spiaggia non si riesce a vedere neanche una costruzione. Ha solo un limite: il soggiorno si calcola su base settimanale, da sabato a sabato; e un difetto: la stada per arrivare è accidentata per un pezzo, con ultimo tratto in fortissima pendenza su tornante stretto! Ma non riserva sorprese: trasparenza, soprattutto nei prezzi, che includono davvero tutto. Ottimo il ristorante, con cucina di pesce fresco e pasta fatta in casa, a prezzi concorrenziali alla più semplice trattoria. Market interno molto fornito.

Capitello (SA)

Panificio Murlo, Contrada Soranna, tel. 333.2225834. Sulla strada costiera, sforna dalle 7.30 pane, pizze, focacce e giganteschi cornetti, anche su prenotazione. Frigorifero con bevande fresche. Si può portare via tutto o fare merenda sui tavoli nel suo giardino. Fino alle ore 21.


Castellabate (SA)

Ristorante Pizzeria Il Calesse, Via Murat, tel. 0974.967254.
Si trova appena all'interno della zona che la sera diventa pedonale. Anche garden bar, ha tavolini all'aperto e propone ottimi piatti locali e grigliata mista di pesce a prezzi economici. Fuori dal locale, vista stupenda sulla costa e passeggiata belvedere.

Sapri (SA)

Ristorante Pizzeria Da Sofia, Corso Umberto I, tel. 0973.603362. Sul lungomare, propone pietanze tipiche campane e specialità di mare. Pizza anche a pranzo e panuozzo, un enorme panino preparato con l'ottima pasta della pizza calda, tagliata e imbottita; ottimo con la caprese.

RISTORANTI E PIZZERIE NEL CILENTO

*
DOVE DORMIRE

Laurito (SA)

Agriturismo Fasani, Località Fasani, tel. 0974.954296.
Propone una cucina genuina e ruspante a base di carni del proprio allevamento e pasta fatta in casa. Dispone anche di quattro appartamenti con cucina.

Montano Antilia (SA)

Ristorante Pizzeria Ante Elios, Via Bovio.
Si trova sulla SS18 al km 171, questo simpatico locale aperto fino a notte inoltrata e dove si possono gustare, a qualsiasi ora, piatti della gastronomia cilentana e pizze.

Moio della Civitella (SA)

Bed & Breakfast Arcadia, Via Galzerano 13, tel. 0974.66268, 348.6938207; www.arcadiabb.it. Semplice struttura che offre tre camere doppie a 20 euro a persona, inclusa la colazione.

Pellare di Moio della Civitella (SA)

Alla Tempa di Riato affittacamere, Via Molinaro 6, tel. 340.9456100; www.tempariato.it. In un antico casolare di campagna, eccellente ospitalità cilentana.
Offre due mini appartamenti e tre camere a due posti letto, tutte con bagno autonomo. In camera, il prezzo a persona è di 25 euro. Con ampio parcheggio.

Stio (SA)

B&B L'Aura, in centro al paese, tel. 340.9456100. Struttura gradevole, della stessa gestione di Tempa di Riato, a Pellare.
Offre tre camere matrimoniali con bagno autonomo e una piccola cucina in comune, a 25 euro a persona al giorno.

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LA FAUNA DEL PARCO DEL CILENTO

Da un territorio così vasto, complesso e scarsamente antropizzato come il Cilento ci si attenderebbe una densità e una varietà faunistica non riscontrabile altrove. Purtroppo la situazione non si presenta proprio così. Nonostante gli ampi spazi e le immense foreste, le gole impervie e i corsi d'acqua, le montagne e i vasti pianori deserti che compongono il Parco Nazionale del Cilento, la fauna non offre ancora quelle emergenze che le condizioni ecologiche consentirebbero. Scomparso da secoli l'orso bruno (che pure doveva essere in questi luoghi presente come del resto su tutta la catena appenninica), il maggior carnivoro della zona resta il lupo (Canis lupus). Si tratta di animali molto timidi e diffidenti che rifuggono dalla presenza dell'uomo e solo a volte frequentano le discariche più inaccessibili per integrare la loro scarsa dieta. Molto più comuni e visibili il tasso (Meles meles) e soprattutto la volpe (Vulpes vulpes) che batte i boschi, i coltivi e soprattutto gli ambienti cespugliati e incolti ricchi di siepi e di prode ove più abbondanti sono le sue prede, costituite per lo più da piccoli roditori ed insettivori. E' facile incontrare, un po' ovunque, le tracce inconfondibili della lepre (Lepus europaeus), un lagomorfo di grande interesse che la chiusura della caccia seguita alla istituzione del Parco Nazionale ha in questi ultimi tempi piuttosto favorito. Nel bosco trovano dimora altri interessanti mustelidi come la martora (Martes martes), la faina (Martes faina) e, assieme a questi, anche il grande gatto selvatico (Felis silvestris). La puzzola (Mustela putorius) vive preferibilmente non lontano dai corsi d'acqua ove spesso si reca a caccia di anuri, ma è visibile, raramente, solo di notte. Ancor più legata all'acqua dei bacini idrografici che compongono il Cilento è la lontra (Lutra lutra). Si può senza tema di smentite affermare che le acque del Sele, del Calore, del Mingardo, del Sammaro, del Bussento e degli altri fiumi cilentani rappresentino, per questo rarissimo mustelide (che conta in tutta Italia una popolazione che sta tra i 50 e i 100 individui), l'ultimo ben difeso rifugio. Altri animali che la protezione degli habitat garantita dal parco nazionale farà senza dubbio incrementare sono due grandi ungulati: il cervo (Cervus elaphus) e il capriolo (Capreolus capreolus). Un animale ungulato che non presenta per ora problemi di estinzione (semmai quelli, inversi, di sovrappopolamento) è il cinghiale (Sus scropha). Il suo habitat preferito sono i querceti e i castagneti di media montagna ma non disdegna frequentare i prati e i pascoli che "ara" col suo grifo potente in cerca di bulbi, radici, larve ed arvicole, e, nei periodi in cui questi frutti sono abbondanti, i boschi d'altitudine in cerca di faggiole e castagne. Nei boschi misti ove le nocciole e altri piccoli frutti silvestri sono abbondanti non mancano i piccoli folletti dei boschi. Come il moscardino (Muscardinus avellanarius) che sverna in nidi comunitari appesi tra i cespugli, come il variopinto topo quercino (Eliomys quercinus) e il più grande e grigio ghiro (Glis glis). Più raro (e forse addirittura inesistente, nonostante le rare segnalazioni che lo accrediterebbero in loco) lo scoiattolo (Sciurus vul-garis) che qui dovrebbe essere presente, come in tutto l'Appennino meridionale, con la sottospecie meridionalis, dal pelame scuro/nero con una vistosa ed elegante pettorina candida. La foresta di querce, ma anche quella di castagni o di faggi, è il sito ideale per ammirare il volo bianco, nero, azzurro e rosato della ghiandaia (Garrulus glandarius), quello potente e sinuo-so dello sparviero (Accipiter nisus), e udire il frullo repentino della beccaccia (Scolopax rusticola), che frequenta questi luoghi ricchi di sottobosco e di lettiera di foglie soprattutto d'inverno. Nelle chiome più alte è visibile il grande colombaccio '(Columba palumbus) mentre la tordela (Turdus viscivorus) preferisce i querceti aperti. Sempre nel bosco vivono il picchio verde (Picus viridis),quello rosso maggiore (Dendrocopos major) e il picchio nero (Dryocopus martius). L'aquila reale (Aquila chrysaetos), regina delle aree montane, nidifica nel comprensorio del Cervati. Ma l'ambiente difficile e inospitale delle falesie rocciose è gradito anche ad altri predatori alati: tra questi il gufo reale (Bubo bubo), il piccolo gheppio (Falco tin-nunculus), un minuto rapace dal piumaggio rosso ruggine e grigio cenere che sosta immobile vibrando le ali sui pascoli e sulle distese oiride in attesa che la preda (in genere un topolino o una lucertola) c'sca allo scoperto. E il falco pellegrino (Falco peregrinus)


LA FLORA DEL PARCO DEL CILENTO

La varietà e la complessità della geologia e della geomorfologia del Cilento hanno fortemente influito sugli aspetti vegetazionali e floristici di questo comprensorio. La sua emarginazione rispetto a luoghi più noti e turisticamente frequentati, la impervia inaccessibilità di tanti ambienti montani e fluviali, la limitata pressione antropica di tipo sia insediativo che industriale, l'assenza di una agricoltura industrializzata, la bassa densità abitativa fanno di questo promontorio meridionale un sito privilegiato anche per quanto riguarda gli aspetti floristici e vegetazionali. Tutto ciò spiega l'elevato numero numero di specie botaniche endemiche, cioè esclusive di quest'area. Tra le altre si possono citare la famosissima primula di Palinuro (Prìmula palinuri), il garofanino rupestre (Dianthus rupicola), la ginestra del Gasparrini (Genista ephedroides), il cardo di Creta (Cirsium creticum) e, tra le piante acquatiche presenti nei numerosi corsi d'acqua, la coda di cavallo (Hippuris vulgaris) e l'equiseto variegato (Equi-setum variegatum).

IL COMPLESSO GELBISON-CERVATI

Il Gelbison e il Centaurino, montagne formate da rocce fliscioidi per quanto riguarda la copertura vegetale i due complessi non variano di molto. Che invece a chi si intenda anche di poco dei rapporti che intercorrono tra la vegetazione e il tipo di suolo appaiono chiare le differenze tra l'una e l'altra area geologica. Salendo sulle pendici del Gelbison il paesaggio che si gode consente di comprendere appieno la diversità della vegetazione. A partire dal basso, la foresta di roverelle e cerri che doveva in tempi remoti occupare la fascia montana fino a 300-400 metri di altitudine, è presente oggi solo in limitati frammenti, il più delle volte ridotti a pochi esemplari ai margini dei boschi e al bordo dei terrazzamenti. Accompagnano queste essenze arboree cespugli densi di prugnolo che in primavera si coprono di nimbi vaporosi e candidi, aceri campestri, il più delle volte ridotti a meri cespugli, ornielli e cespi di rovo. Il resto è costituito da gracili vigneti, da magnifici oliveti, da orti e colture che spesso si affidano, per vincere le pendenze, a muretti a secco intessuti nella tipica pietra fulva e bruna di questi luoghi. Salendo più in alto l'aspetto classico della foresta insediata su suoli in cui il calcare sia pressoché assente inizia a manifestarsi. L'ontano napoletano (Alnus cordata), qui abbondante soprattutto nei suoli umidi e freschi, non ha esigenze particolari in fatto di terreno, diverse sono le specie indicatrici più classiche: il castagno (Castanea saliva) che, assieme all'ontano, forma belle boscaglie, e la ginestra dei carbonai (Sarothamnus scoparius) diversa dalla ginestra classica (Spartium junceum) che vive bene anche su substrati carbona-tici. Il sottobosco mostra, oltre alle ginestre (che preferiscono però zone più assolate), un tappeto folto di felce maschio (Pteridium aquili-num) che a fine inverno e in primavera si distende color rosso rame, vivificato solo dal verde chiaro dell'elleboro fetido (Helleborus foeti-dus), dalle stelle cerulee e rosate degli anemoni (Anemone sp.) e dalle fiammelle rosa violacee dei crochi primaverili (Crocus sp.). Più in alto, oltre la fascia limitata superiormente dalla quota degli 800-850 metri, allo splendore dei castagni si mescola l'incanto della faggeta. Se il castagno si presenta in primavera di un verde gentile e tenue (che in estate diviene brillante e in autunno giallo splendente), il faggio (Fagus sylvatica) gioca in tutte le stagioni il contrasto tra il colore grigio argenteo dei tronchi e le tonalità diverse delle chiome che anche da spoglie affascinano per il colore violetto delle ramaglie. Nella foresta è anche possibile ammirare il bell'acero di Lobel (Acer lobelii), una rara specie che qui si rinviene negli ambienti rocciosi a circa 1700 metri di altitudine. Le montagne calcaree che, in un ideale semicerchio, vanno dal Cervati agli Alburni appartengono al paesaggio del calcare, così frequente nel settore centrale degli Appennini. Il paesaggio vegetale è quello, classico, di queste zone. In basso, ove gropponi argillosi e terrosi si insinuano tra i massicci e accompagnano i corsi d'acqua e gli impluvi, l'ambiente è quello dell'agricoltura di sussistenza caratteristica delle parti interne di questo settore della Campania. Anche qui, come nel Gelbison, le tracce dell'antica copertura vegetale di querceta a roverella e a cerro (Quercus cerris) appaiono frammentate in relitti sparsi qua e là tra i coltivi. Filari e siepi, boschetti e prode conservano, come in un archivio vegetale, le antiche presenze.
IL COMPLESSO GELBISON-CERVATI
Uno degli aspetti più singolari della vegetazione degli Alburni è, a parer nostro, la differenza che si può notare tra il versante meridionale, più pacato e vario, e quello settentrionale, più aspro ed alpestre. A guardarla dalla valle del Sele, questa pendice mostra in maniera perfetta il modo in cui la vegetazione arborea segue e si adatta alla configurazione geografica e pedologica. Il mantello verde scuro di lecceta folta che ne ricopre i declivi sotto le zanne calcaree che si ritagliano contro il cielo, si presenta, in inverno, come striato da righe brune verticali in corrispondenza, più o meno, degli impluvi che scendono dall'alto con origine negli avvallamenti tra le cime. Il perché di questa trama bicolore è presto spiegata: il leccio, con le altre essenze sempreverdi termofile che si è insediato sui dossi rocciosi, meno fertili e più ripidi, cede il passo - nei valloni più fondi ove accanto ad una maggiore umidità si verifica una buona presenza di humus colato dalle pendici adiacenti - al meno frugale e più esigente ontano napoletano. Ed è questa essenza, con le sue chiome spoglie e le sue ramaglie brune, a formare il contrasto con il tessuto scuro della lecceta. Al di là di questa osservazione, la vegetazione degli Alburni segue gli schemi classici dei massicci calcarei di questo comprensorio. Nella fascia più bassa, che arriva sino a 600 metri di altezza e sale, ove gli influssi del clima mediterraneo si fanno più cospicui, fino agli 800/1000 metri, ecco la solita sciarpa variegata e allegra della foresta caducifoglia submontana: carpino nero dalla corteccia bruna e lustra, orniello che fiorisce in candidi e mielosi corimbi, roverelle contorte e orgogliose, aceri campestri. Là dove la roccia prevale e l'esposizione è migliore prende il sopravvento la macchia mediterranea con mirto, fillirea, alaterno, lentisco, viburno, mirto, asparago, nel consueto concerto aromatico e lustro in cui il leccio la fa da padrone. Dai 600 agli 800 metri è la volta del cerro che si espande su pendici e pianori con grandi esemplari che conservano fino a primavera il fogliame ramato. Condividono con il cerro questa fascia altitudinale numerosi e importanti, seppur più radi, scudieri: come l'acero opalo (Acer opalus), la roverella, l'acero minore e l'orniello, il tutto accompagnato da una corte più umile ma non meno bella fatta di ginepri (Juniperus communis), di prugnoli, di biancospini, di vitalbe, di rovi e di felci. Al di sopra della cerreta il castagneto, che qui interessa il 15 per cento dell'intera superficie boscata. La faggeta, classica associazione di quasi tutto l'Appennino nelle quote superiori ai 1000 metri, ha anche su questa catena montuosa la sua massiccia rappresentanza (48 per cento dell'intera superficie boscata). L'aspetto vegetazionale non è diverso da quello già descritto per le altre zone, con l'aggiunta però degli abeti, un nucleo dei quali è presente nel comune di Corleto Monforte, e del tasso (Taxus baccala) sparso.


        
   
SAGRE E FESTE RELIGIOSE NEL CILENTO

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Paestum
Stagione di prosa, musica e balletto nell'area dei templiluglio-agosto

LAURITO
Festa della Madonna del Carmine
luglio

LAURITO
Fiera della Maddalena
16 luglio

PALINURO
Rievocazione storica
14 luglio

SAN GIOVANNI A PIRO - SCARIO
Festa di Sant'Anna
25-26 luglio

SAN GIOVANNI A PIRO - SCARIO
Serate musicali
luglio-agosto

TORCHIARA
Concerti, danza, teatro, mostre, gastronomia,folclore
luglio-agosto

AGROPOLI
Sagra del pesce azzurro
agosto

ASCEA
Estate al borgo
agosto

ASCEA
Sagra degli ulivi
agosto

ASCEA
Festa degli Antichi Sapori
agosto

BUCCINO
Sagra della pasta fatta a mano
16-18 agosto

CAMEROTA MARINA
Sagra del pesce azzurro
agosto

CELLE DI BULGHERIA
Festa dello sport
agosto

CELLE DI BULGHERIA
Festa dell'emigrante
agosto

CELLE DI BULGHERIA
Festa dell'aria
agosto

CENTOLA
Sagra del pesce
luglio-agosto

NOVI VELIA
Sagra della mozzarella "Re mortedda"
agosto

NOVI VELIA
Fiera dell'Assunta
13 agosto

NOVI VELIA
Fiera dell'emigrante
19 agosto

PAESTUM
Festa della Madonna del Granato, pellegrinaggio al santuario di Capaccio Vecchia
2 maggio e 15 agosto

PAESTUM
Stagione di prosa, musica e balletto nell'area dei templi
luglio-agosto

PALINURO
La notte del mito
agosto-settembre

SAN MAURO CILENTO
Mostra di Artigianato e prodotti tipici
2-3-4 agosto

MONTEFORTE CILENTO
Festa di S. Donato
4-5-6-7-8-9 agosto

MONTE CICERALE
Festa di S. Donato
5-6-7 agosto

COSENTINO
Festa San Salvatore
6-7 agosto

TORCHIARA
Festa San Salvatore
6 agosto

S. Nicola di Centola
Sagra della sfogliatella e bab?
6-7 agosto

PERITO
Festa del Bosco
6-7-8-9-10-11-12-13 agosto
Celle di Bulgheria
Tra borgo e monte
8-9-10 agosto

PRIGNANO
Mostra sull?olio del cilento
7 agosto

TORCHIARA
Festa Medievale
6-7 agosto

ASCEA
Selezioni Miss Italia ? Provinciale
8 agosto

CICERALE
Fiera Nazionale dei Prodotti Biologici
9-10-11-12-13 agosto

PRIGNANO
Festa Madonna del buon consiglio Spettacoli
9-13 agosto

LAUREANA
Fiera mercato di San Lorenzo
10 agosto

VATOLLA
Sagra della Trippa
6-7 agosto

CASAL VELINO SCALO
Sagra della Parmigiana
14-18 agosto

S. MARIA DI CASTLLABATE - ACCIAROLI - VATOLLA - COSENTINI
Festa Madonna dell?Assunta
15 agosto

GALDO
Festa di San Rocco
16 agosto

CICERALE
Festa di San Giorgio
16-20 agosto

S. NICOLA DI CENTOLA
Sagra degli Antichi Sapori
16-18 agosto

MERCATO CILENTO
Sagra della porchetta
18-19 agosto

BIVIO DI ACQUAVELLA
Maria Madre e regina della chiesa
28-29 agosto

SAPRI
Rievocazione dello sbarco di Carlo Pisacane
agosto

SAPRI
Sagra del pesce azzurro
agosto

TORCHIARA
Concerti, danza, teatro, mostre, gastronomia, folclore
luglio-agosto

TORCHIARA
Festa patronale di San Salvatore e Sagra dei fichi e del prosciutto
5-6 agosto

NOVI VELIA
Sagra del fungo porcino
settembre

SAPRI
Sagra della frittata
settembre

ASCEA
Natale Asceoto
dicembre


STORIA DEL CILENTO

Il Cilento ha origini molto antiche. A Camerota sono stati scoperti i resti dell'Homeo camae rotensis . A Palinuro, a San Giovani e a San Marco di Castellabate sono affiorati reperti dell'epoca paleolitica.
Tra il VII ed il VI secolo a.C. si ebbe nell'Italia Meridionale un rigoroso sviluppo delle colonie greche a cui viene dato il nome di Magna Graecia. I due maggiori centri furono Posidonia ed Elea (che furono poi ribattezzate dai Romani, rispettivamente con il nome di Paestum e Velia).
Dagli scavi di Paestum è ancora possibile ammirare i magnifici tempi di Nettuno, di Cerere e di Era. Velia fu fondata dai Focei ed in essa nacque la più importante scuola filosofica del mondo classico, iniziata da Senafone di Colofone, della quale fece anche parte il grande Parmenide. Dal IV secolo fino al 275 a.C.il Cilento fu dominato dai Lucani. Dopo la battaglia di Maleventum del 276 a.C., i romani inviarono una colonia a Posidonia, che ribattezzarono con il nome latino Paestum.
Intorno al 750 i Longobardi istituirono il Principato di Salerno. Dopo la morte di Guaimaro IV, i Normanni conquistarono il principato di Salerno e donarono il Cilento ai Sanserverino.
Tra il XVI ed il XVII secolo il CIlento precipitò nell'epoca del brigantaggio e delle repressioni. Carlo Pisacane, nel 1857, qui sbarcò con oltre trecento compagni con l'intento di provocare la sollevazione dei contadini contro i Borboni. Si impadronì con pochi compagni di un piroscafo di linea, con il quale attraccò a Ponza per liberare oltre trecento prigionieri, con i quali sbarcò a Sapri, sulle coste della Campania meridionale. La colonna dei ribelli capeggiati da Pisacane non riuscì tuttavia a innescare la rivolta tra i contadini, così che fu facile per le truppe borboniche annientarla: Pisacane, ferito, si uccise per non cadere prigioniero. Per i pochi superstiti vi fu un processo che si concluse per Giovanni Nicotera nella condanna a morte, anche se questa fortunatamente non potè venire eseguita per il precipitare degli eventi.
    
"fonte web"

 
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